La bruttissima storia delle violenze e molestie durante un corso teatrale sta smuovendo un forte dibattito in città. Ieri, in occasione dell’incontro pubblico in viale Basetti, alcune associazioni cittadine – compresa la nostra – hanno presentato un documento sulla vicenda. Eccone il testo:
Come cittadine e cittadini di questa città, spettatori e spettatrici di questo teatro, artisti e artiste, prendiamo atto della versione che il Cda e la direzione di Teatro Due continuano a divulgare circa quanto accaduto tra queste mura durante il corso di Alta Formazione “Casa degli Artisti” e quanto condannato dalla sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma, che è molto chiara nell’indicare non solo l’entità delle molestie e degli abusi ma anche nell’individuare le responsabilità.
Questa sentenza chiude il terzo procedimento giudiziario a carico del teatro del Teatro Due e del regista (nel caso di specie) condannati sulla base di prove e riscontri effettivi e non di opinioni o “sentito dire”. Appellandoci ad essa, vorremmo pertanto sottolineare che la discussione che si è aperta nelle ultime settimane non è frutto di interpretazioni lacunose o di tentativi di strumentalizzazione della realtà.
Non esistono punti di vista ma 3 sentenze che dicono e ribadiscono la stessa cosa e che contrastano con la versione che il Cda del teatro continua a voler affermare e che inasprisce ancor più la nostra indignazione.
Andiamo per punti, riprendendo alcune affermazioni del Teatro.
- “La Fondazione Teatro Due mai è stata resa edotta di alcuna criticità”
Non è dunque del tutto vero ciò che la Fondazione Teatro Due racconta alla città, e cioè di non aver avuto avvisaglia di “alcuna criticità”. Secondo la giudice Zampieri, infatti, sono «emersi plurimi indizi dei gravissimi episodi […] accertati che avrebbero dovuto indurre i vertici dell’Ente ad approfondire tale situazione». «Il solo sospetto di condotte inappropriate – continua la giudice – avrebbe imposto di adottare cautele virtuose e di attivare, per esempio, informali consultazioni che favorissero l’emersione di eventuali abusi».
2) “La prima denuncia in procura è stata quella della fondazione”
La denuncia in procura depositata dalla Fondazione Teatro Due è del 16 luglio 2021. è quindi di due giorni successiva alla diffida ricevuta dalla Fondazione stessa tramite Pec a firma dell’avvocata Chiara Colasurdo su mandato dell’associazione Amleta. Diffida che Amleta ha parzialmente condiviso con noi e che aveva come oggetto: «Richiesta di intervento urgentissimo per molestie e violenza avverso attici/allieve in formazione professionale». Diffida che poneva come necessità prioritaria di evitare che altre giovani donne fossero aggredite e violentate durante il corso di Alta Formazione e chiedeva di allontanare immediatamente il Regista responsabile di tali violenze. Nella diffida veniva specificato anche che in caso di «eventuali future molestie e violenze non solo si procederà (come già si sta facendo) verso la Fondazione in sede civile ma, […] in caso di perdurante inerzia della Direzione della Fondazione Teatro Due, verranno chiamati a rispondere in sede penale a titolo di concorso e/o favoreggiamento tutti i responsabili della Fondazione».
Ecco perché il regista è stato immediatamente allontanato, dopo una diffida di questo genere non c’era margine per altre azioni. Il comunicato del cda fa riferimento al fatto che la Fondazione si è immediatamente attivata, rivolgendosi alla Procura della Repubblica, il 16 luglio 2021, prima di altri.
Ma anche dire questo non è corretto perché la prima denuncia, firmata dalla presidente di Amleta Cinzia Spanò e dall’avvocata Teresa Manente, è stata depositata alla procura di Parma nel marzo 2021, 4 mesi prima che Teatro Due fosse diffidato e indotto a presentare la sua.
Il tema quindi non è cosa la Fondazione Teatro due abbia fatto DOPO aver ricevuto la diffida, ma cosa abbia fatto (o non fatto) in tutti gli anni precedenti.
- “Teatro Due respinge integralmente le accuse di connivenza”
Il comunicato del Cda dice di non aver avuto «avvisaglie di fatti idonei per costituire campanelli di allarme». Eppure le avvisaglie c’erano, eccome… Anzitutto, erano noti alla governance i ritardi sistematici da parte del regista, che costringevano alcune allieve a rimanere in teatro da sole e senza vigilanza alcuna fino a tarda notte. Nella sentenza si afferma, inoltre, «un comportamento negligente» da parte della direzione e «la non sufficiente attenzione» data a queste dinamiche, attestata dalla dichiarazione di una persona che diversi anni prima del corso, oggetto della sentenza, un giorno «arrivò in teatro e parlando a voce molto alta […] chiese dove fosse quel porco di … che se la fa con le ragazzine, voglio dirgliene quattro». Parole precise, alle quali non è seguito alcun fatto concreto.
Infatti nel dicembre 2019 Federica Ombrato ha inviato una mail per chiedere un incontro alla direzione di Teatro Due, per parlare di “cose gravi” che stavano accadendo durante il Corso di Alta Formazione che stava frequentando. Le è stato risposto che le avrebbero fatto sapere, perché la direttrice era molto impegnata. Non è più stata ricontattata, nonostante abbia scritto testuali parole «vorrei parlarvi di una situazione a mio avviso molto grave».
Queste cose le sappiamo noi e le sa la Fondazione Teatro Due, anche se nel suo comunicato scrive altro, e cioè che il «regista ha agito di nascosto e fuori dai luoghi del teatro».
Ma scrivere altro, in tutta questa faccenda, non è giusto. Perché è una storia di grande dolore, di inammissibili umiliazioni, di cose tremende che a Teatro Due sono accadute per anni. E chi sapeva avrebbe dovuto avere l’obbligo di opporsi, di denunciare, di allontanare. Spontaneamente e subito. Non dopo una mail di diffida. Anche questo la Fondazione lo sa bene.
L’obbligo di vigilare, controllare e impedire quanto successo, infatti, competeva alla direzione, attraverso i propri responsabili. Tant’è vero che la sentenza le riconosce una responsabilità pari a quella dell’autore dell’illecito, perché «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».
La prima sentenza del Tribunale del lavoro è stata pubblicata nel luglio 2024 e noi è da allora che aspettiamo da parte di Teatro Due una dichiarazione, o ancor meglio, delle SCUSE. Alla città e, soprattutto, a Federica e Veronica che all’epoca dei fatti erano poco più che ventenni e che, nonostante la giovane età, sono riuscite a trasformare la loro esperienza di dolore in rabbia, per poi arrivare all’azione. Ci aspettavamo delle scuse e, se non una dichiarazione di colpevolezza, quanto meno un’assunzione di responsabilità, perché, anche ammesso che fino al 2019 la direzione non abbia saputo nulla, la sentenza del 2024 ha reso tutto molto chiaro. Ciò nonostante le scuse non sono ancora arrivate e nemmeno un’assunzione di responsabilità.
Ed è per questo che noi cittadini e cittadine, prima ancora che spettatori e spettatrici, siamo qui stasera, perché:
- pretendiamo che vengano fatte delle scuse alle tante attrici molestate e violentate, perché sappiamo che non sono solo due;
- perché sosteniamo lo stato di sciopero dichiarato dalla maggioranza degli allievi e delle allieve del corso di Formazione Casa degli Artisti, che dal 9 dicembre non sta più frequentando le lezioni, rinunciando alla loro formazione perché profondamente a disagio rispetto alle posizioni che la Fondazione sta tenendo;
- pretendiamo che il Cda del teatro si assuma la responsabilità di quanto accaduto al suo interno, senza cercare di modificare una realtà cristallizzata dalle sentenze, senza autoassolversi e agisca di conseguenza a partire dalle dimissioni della direzione;
- chiediamo che il teatro promuova con convinzione al proprio interno un percorso riflessivo di condivisione e formazione finalizzato al riconoscimento e alla prevenzione delle diverse forme di molestie e violenze, anche nello specifico dei contesti formativi, artistici e performativi, affinché la stessa comunità teatrale possa trarre da questa dolorosa esperienza un’occasione di maturazione umana e professionale;
- intendiamo continuare a vigilare sul fatto che la disposizione del Tribunale di non pubblicazione del nome del regista condannato non porti a dimenticare la gravità del suo comportamento e dunque del suo riproporsi in altri contesti
Siamo qui stasera perché noi non vogliamo un teatro che rimuove, nega, allontana le responsabilità. Non possiamo permettere che le sofferenze e le ingiustizie che lì sono state commesse vengano rimosse. Vogliamo un teatro che sia capace di guardare l’abisso in cui anche i luoghi di cultura e bellezza possono cadere, che impari a comprendere le dinamiche che possono generare e hanno generato violenza. Vogliamo che le sue sale prove non siano più luoghi di umiliazione, che i sogni di chi lì studia non si traducano in incubi, che chi ci lavora non viva nel terrore di perdere il posto se esprime un pensiero critico. Vogliamo che le parole che il teatro porta sulla scena corrispondano a ciò che sta dietro le quinte. Vogliamo che Teatro Due diventi un luogo che combatte la violenza non solo con i regolamenti, i protocolli o i prontuari ma con la creazione di ciò che la impedisce: uno spazio sicuro, paritario, orizzontale. Un luogo che questa governance non potrà mai garantire, perché ha dimostrato non solo di non averne gli strumenti ma, con le risposte degli ultimi giorni, nemmeno di porsi quest’orizzonte.
È questo il senso del nostro essere qui oggi: salvare Teatro Due e permettere a tutti e tutte noi di abitarlo con serenità.
Firmato
Casa delle donne, Festinalente Teatro, Gianluca Foglia Fogliazza, Giolli Cooperativa Sociale, La Paz Antiracist F.C., Lenz Fondazione, LOFT Aps, Maschi che s’immischiano, Micro Macro- Ets, Potere al Popolo, Progetti&Teatro – Aps, Teatro del Cerchio, Teatro Necessario, Vagamonde – Aps, ZonaFranca – Aps, cittadine e cittadini di Parma
8 marzo 25 Novembre Alice Gabbriellini Ascom Bello Figo Bustine zucchero Comune di Parma Incontri Langhirano Marco Deriu Molestie One billion rising Phica.eu Scuola media Fermi Teatro Due Università Violenza sessuale
Lascia un commento